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Quante cefalee?

Di cefalee ce ne sono tante...
Per non disorientarsi, occorre innanzitutto distinguere le cefalee primarie (o essenziali), quelle forme in cui il "mal di testa" si presenta per anni o decenni senza che sia individuabile una causa organica, e le cefalee secondarie (o sintomatiche),che sono "spia" di un processo patologico di varia natura. Per fortuna, queste ultime rappresentano solo il 10%.

Le principali forme di cefalea primaria sono l'emicrania, la cefalea a grappolo e la cefalea di tipo tensivo.

L'emicrania puo' essere definita come un disordine familiare, caratterizzato da attacchi ricorrenti di cefalea, ampiamente variabili nella loro frequenza, durata, intensita'. Il dolore, di solito unilaterale, di intensita' moderata o severa, a carattere pulsante, si associa a disturbi sensori-motori, vegetativi, dell'umore e del comportamento. L'attivita' fisica quotidiana aggrava la sintomatologia soggettiva. Nella classificazione dell'IHS il capitolo dell'emicrania comprende 7 voci distinte. Talvolta gli attacchi di emicrania sembrano essere legati ad un'intolleranza alimentare. Nella maggior parte dei casi, invece, le cause sono ancora poco chiare, anche se le ricerche hanno dimostrato che gli emicranici posseggono una predisposizione genetica al cattivo funzionamento di quelle componenti del sistema nervoso centrale deputate all'adattamento dell'organismo a stimoli vari provenienti sia dall'ambiente interno sia da quello esterno. L'emicrania rappresenta una delle forme piu' comuni di cefalea, manifestandosi in almeno il 10% della popolazione generale. Ne consegue che circa 6.000.000 di italiani sono afflitti da questo disturbo in questo momento. Tra essi, la maggior parte (circa 3/4) sono donne. Benche' la cefalea costituisca uno dei motivi di piu' frequente consultazione del medico, e' stato calcolato che solo una minoranza di "cefalalgici" si rivolge al proprio medico per cercare aiuto, mentre solo il 16% consulta uno specialista.
Studi epidemiologici recenti hanno dimostrato che il fenomeno emicrania puo' senz'altro essere paragonato ad un iceberg, in cui la parte visibile rappresenta i casi correttamente diagnosticati, mentre la parte sommersa rappresenta i soggetti che non si sono mai rivolti ad un medico o che, pur avendolo fatto, non hanno ricevuto un corretto inquadramento diagnostico.
Questo spiega perche' la maggior parte degli emicranici ricorre all' automedicazione, assumendo analgesici da banco per curare il proprio mal di testa. Negli Stati Uniti, la spesa annuale pro capite per il trattamento della cefalea e' compresa fra i 200 e gli 800 dollari (350.000-1.400.000 lire), mentre in Italia la cifra spesa ogni anno per acquistare farmaci contro il mal di testa si aggira sui 2.000 miliardi di lire. Ma il costo reale dell'emicrania e' molto maggiore, se si considera che e' una malattia tipica dell'eta' produttiva. Una considerevole porzione di emicranici perde almeno un giorno di lavoro all'anno a causa della cefalea e molti emicranici si recano al lavoro sotto l'effetto di analgesici, in condizioni di reale menomazione psicofisica. Alcuni studiosi hanno calcolato un'equivalente dei giorni di lavoro persi sommando il numero di giorni in cui il soggetto si e' astenuto dal lavoro al numero di giorni in cui si e' recato al lavoro con cefalea severa, moltiplicato per l'efficienza reale sul lavoro. E' stato dimostrato che 1/3 delle donne e 1/4 degli uomini affetti da emicrania perdono l'equivalente di 6-20 giorni di lavoro all'anno. Ne consegue che l'emicrania rappresenta non solo una grossa limitazione per chi ne soffre, ma anche un problema rilevante per l'intera comunita'. Gli attacchi insorgono piu' frequentemente duranteun periodo di stress o durante il relax dei giorni festivi (emicrania del weekend) o quello che segue una "prova impegnativa". Nella donna, la cefalea e' spesso correlata col flusso mestruale (emicrania mestruale) e può regredire nel corso della gravidanza. La menopausa, d'altronde, non sempre si associa ad una remissione della sintomatologia cefalalgica; infatti, in circa il 50% delle donne emicraniche, le crisi persistono o si intensificano. Anche alcuni cibi contenenti amine simpaticomimetiche (cioccolato, formaggi fermentati, frutta secca) e l'alcool (probabilmente per la sua azione vasodilatatrice) possono scatenare l'attacco emicranico. Dannosi possono essere, inoltre, il digiuno, l'esposizione al sole, il poco o il troppo sonno, le variazioni atmosferiche, e l'assunzione di estroprogestinici.

Per maggiori informazioni sull'emicrania (forme cliniche, segni e sintomi, accertamenti diagnostici, terapie), clicca qui.

 

a cura del Dott. Alfredo Costa
Se vuoi porre un quesito, scrivi a alfcosta@libero.it

 

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