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La terapia fotodinamica

UNA SPERANZA PER LE PERSONE AFFETTE DA DEGENERAZIONE MACULARE

Da circa un anno è disponibile in Italia un nuovo tipo di trattamento laser per la degenerazione maculare chiamato terapia fotodinamica. Questo trattamento consiste nella somministrazione di un farmaco fotosensibilizzante (verteporfina [Visudyne]) in una vena del braccio, seguita da una applicazione sulla zona di retina malata di un laser particolare che non danneggia il tessuto retinico sano.

Quali tipi di patologie possono essere trattate con la terapia fotodinamica?

Le indicazione al trattamento fotodinamico sono ristrette alla presenza di neovascolarizzazione sottoretinica secondaria a degenerazione maculare senile, miopia patologica, coroidite multifocale. Le altre patologie della retina quali retinopatia diabetica, occlusioni (trombosi) venose e arteriose della retina, degenerazione maculare secca (senza neovascolarizzazione) o in fase evoluta (cicatrice, fibrosi) e la corioretinopatia sierosa centrale non possono essere trattate con questo tipo di terapia.

Qual'è lo scopo del trattamento?

La terapia fotodinamica ha come scopo quello di stabilizzare la lesione, impedendo che questa si allarghi portando ad una ulteriore perdita di funzione visiva. Questo trattamento non può ridare la vista che si aveva prima ma senza dubbio rallenta fino a bloccare la progressiva e inesorabile perdita di vista che si avrebbe se la lesione non fosse trattata. La stabilizzazione della funzione visiva è un risultato di non poco conto se si pensa che prima dell'avvento di questa terapia, l'unica forma di trattamento possibile era la fotocoagulazione laser che distruggeva sia la lesione che la retina al di sopra di essa, portando alla formazione di una macchia nera al centro dell'asse visivo spesso inaccettabile per il paziente

E' un trattamento doloroso?

La terapia fotodinamica è una procedura indolore, non-invasiva che è fatta ambulatorialmente. Il paziente viene fatto appoggiare su uno strumento molto simile a quello usato per l'esame del fondo oculare. Un anestetico locale è instillato e viene posizionata una lente a contatto dell'occhio per poter visualizzare la retina. Il paziente non deve fare altro che guardare dritto davanti a se mentre l'oculista retinologo dirige il fascio laser direttamente sulla neovascolarizzazione, aiutandosi a individuare la lesione in modo preciso usando l'angiografia come mappa. Il paziente va a casa immediatamente dopo il trattamento e viene rivisitato a distanza di 1 mese per ripetere una angiografia di controllo.

Quante sedute sono necessarie?

In base a studi clinici eseguiti negli Stati Uniti e in Europa si è calcolato che mediamente sono necessari 3-4 trattamenti da ripetersi ogni 3 mesi. Prima di ogni trattamento è importante eseguire un attento esame angiografico con fluoresceina e/o verde di indocianina che serve a identificare con estrema precisione i limiti, le caratteristiche e le dimensioni della lesione.

Quali precauzione deve prendere il paziente dopo il trattamento fotodinamico?

La verteporfina è una sostanza fotosensibilizzante, cioè è attivita dalla luce che la trasforma in sostanze tossiche. E' importante quindi che i due giorni dopo il trattamento il paziente eviti l'esposizione alla luce solare e indossi un paio di occhiali scuri che gli verranno forniti. Dopo due giorni la sostanza viene eliminata dal corpo e si possono riprendere le proprie abitudini.

Esistono delle controindicazioni a questo trattamento?

Esistono due controindicazioni assolute che sono l'insufficienza epatica per pregresse epatiti e/o cirrosi e la gravidanza. Nel primo caso la controindicazione è dovuta al fatto che la sostanza viene eliminata dal fegato, nel secondo caso perché non si conoscono gli effetti che la verteporfina può avere sul feto.

Quali sono i costi del trattamento?

La terapia fotodinamica è una terapia costosa. Il costo di una fiala è 2.500.000 circa. Da circa due mesi la sostanza verteporfina è stata ufficialmente registrata come farmaco e inserita in fascia H e quindi totalmente rimborsabile dal S.S.N. se eseguita nell'ambito di aziende ospedaliere, cliniche universitarie, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e in centri specializzati individuati dalle Regioni.

 

 

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