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Terapia farmacologica sintomatica e casuale

La terapia farmacologica a base di farmaci "antivertiginosi" (Microser, Vertiserc, ...), sebbene abbia la sua importanza, non è quasi mai in grado, da sola, di portare reale beneficio ma può essere utile come terapia di complemento, soprattutto allo scopo di prevenire il danno uditivo.
Tali farmaci manifestano la loro azione specifica, peraltro, solo con il trattamento prolungato ed è ormai noto che l'assunzione di una singola compressa allo scopo di bloccare la crisi vertiginosa è del tutto inutile (effetto placebo a parte).
Vengono peraltro da noi spesso prescritti ma solo come sintomatici in caso di frequenti vertigini. In molti casi si ottengono notevoli benefici, soprattutto nelle forme a sospetta genesi immunitaria, con la terapia cortisonica, locale (infiltrazione endotimpanica) o generale, con possibili remissioni transitorie persino dell'acufene.
Per alcuni pazienti potrà essere opportuna la prescrizione di farmaci ansiolitici (diamo la preferenza allo Xanax), a basso dosaggio, che non debbono però essere semplici sostituiti del buon rapporto medico-paziente. Decisamente sconsigliabili sono invece l'assunzione protratta di diuretici, per la loro tossicità sia a livello renale che per lo stesso labirinto (almeno alcuni), e di neurolettici (Torecan), che debbono trovare il loro giusto impiego solo quale terapia d'emergenza in occasione di una prolungata crisi vertiginosa e non come terapia di mantenimento.
In alcuni casi con crisi molto frequenti, prescriviamo un ciclo di infusioni endovenose di mannitolo, quale terapia d'urto per bloccare la riacutizzazione della malattia. Recentemente abbiamo iniziato a prescrivere terapie specifiche sulla base dei risultati degli esami di laboratorio effettuati, integrando il trattamento dietologico, che in tal caso può essere progressivamente "alleggerito" con trattamenti mirati in base al problema riscontrato.
Proprio alla luce di tali nuovi dati e modo di agire abbiamo iniziato a trattare i pazienti, ove necessario, anche con brevi cicli a basso dosaggio di corticosteroidi ed anti-istaminici o con altri farmaci che agiscano a livello ormonale, il tutto senza particolari effetti collaterali.
In realtà l'impiego di corticosteroidi nella Meniere era già stato sperimentato con scarso successo da molti altri ricercatori in passato, ma riteniamo che le cause del fallimento fossero più dovute all'incostanza del trattamento ed agli effetti collaterali delle alte dosi somministrate, tra i quali senz'altro, la ritenzione idrica, nociva nel paziente menierico per i motivi ampiamente discussi.

 

 

Questa rubrica è soggetta a frequenti modifiche. Per visualizzare gli aggiornamenti al presente documento consultate il sito dell'autore all'indirizzo: http://www.otorinolaringoiatria.it

 

 

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