Trattamento chirurgico. Neurectomia vestibolare selettiva
Nei casi più disperati, con vertigini estremamente invalidanti refrattarie ad ogni altro trattamento, si può ricorrere alla sezione selettiva del nervo vestibolare (neurectomia selettiva vestibolare), con conservazione dell'udito, od alla distruzione chirurgica del labirinto (labirintectomia, effettuabile solo nei casi di concomitante grave ipoacusia) con risoluzione definitiva delle vertigini.
La perdita improvvisa della funzione labirintica è seguita però da un periodo variabile di instabilità da "deafferentazione", con tendenza a cadere verso il lato operato, che necessita di essere trattato con opportuna riabilitazione vestibolare ed indonea terapia farmacologica per facilitare l'instaurarsi del compenso da parte delle strutture del sistema nervoso centrale.
La neurectomia è probabilmente l'unica terapia in grado di prevenire con assoluta certezza le cadute improvvise legate alla crisi otolitica di Tumarkin (alla quale abbiamo accennato più sopra), e deve essere presa in considerazione in tali casi per l'evidente pericolosità intrinseca, con possibili traumi cranici importanti.
Ciò resta vero nostante tutti i casi di Tumarkin da noi trattati siano oggi da tempo completamente liberi da crisi e cadute, senza necessità di ricorrere alla neurectomia. In tempi recenti è ritornata in auge la vecchia metodica terapeutica che prevede la distruzione "chimica" del labirinto mediante l'impiego di farmaci vestibolo-tossici (gentamicina), iniettati nell'orecchio medio in varie sedute.
Sconsigliamo il ricorso a tale metodica, se non nei casi altrimenti intrattabili, avendo seguito numerosi pazienti per i quali la gentamicina ha ottenuto solo una deafferentazione parziale aggiungendo alla presenza di crisi vertiginose (seppur di intensità ridotta) una instabilità intercritica, poco suscettibile di compenso centrale, dovuta al deficit labirintico incompleto. Oltretutto la gentamicina aggrava la perdita uditiva e quindi può essere impiegata solo per i pazienti in cui l'udito sia già totalmente e definitivamente compromesso.
Ci teniamo a segnalare, che gli attuali risultati sulla conservazione dell'udito e sul controllo delle vertigini con il trattamento dietologico e la terapia medica rendono sempre meno necessario il ricorso a tecniche drastiche, quali la neurectomia o la gentamicina Nelle forme iniziali è teoricamente possibile anche il trattamento chirurgico diretto dell'idrope creando a livello della mastoide un drenaggio del sacco endolinfatico, sede principale del riassorbimento dell'endolinfa.
Tale intervento è però caduto in disuso negli ultimi anni per le scarse percentuali di successo rispetto all'indaginosità della procedura stessa.
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